La formazione di un counselor è legata alle scienze umane, il mio background culturale è sociologico. La scuola che mi ha formato in counseling ad indirizzo umanistico esistenziale è la Cscp (Centro scuole counseling e psicoterapia) del dott. G. Latte, e dove, al termine del percorso, ho svolto attività di tutoraggio per i nuovi allievi.
All'interno della formazione di un counselor oltre alla teoria ed alla tecnica è fondamentale un lavoro di conoscenza personale. Il counselor impara ad operare su tre fronti: il sapere, il saper fare e saper essere.
Il sapere riguarda la conoscenza, il saper fare è la pratica, il saper essere è là dove si mette in gioco se stessi, il lavoro interiore, la, conoscenza di sé, diciamo che si inizia ad acquisire una buona dimestichezza con le problematiche personali, i nostri punti di forza e le nostre fragilità. Questo lavoro, senza nulla togliere agli altri punti è fondamentale per entrare poi in una dimensione professionale relazionale
Sono arrivata al counseling dopo un lungo percorso di vita orientato alle relazioni di aiuto nell'ambito socio assistenziale e sanitario.
Dal 2014 sono volontaria nelle cure palliative.
Le cure palliative considerano il volontariato una risorsa importante, sia per l'attività di sensibilizzazione ed informazione ai cittadini, sia per la capacità di accoglienza e di costruzione di una relazione di ascolto e aiuto nei confronti dei pazienti con aspettativa di vita limitate e delle loro famiglie.
Il volontario necessita di una formazione specifica che gli permetta di affrontare i problemi connessi con una condizione di sofferenza di "dolore totale" come lo definiva la fondatrice delle cure palliativa Cecily Saunders.
Ho poi il ruolo di facilitatrice all'interno dei gruppi di "auto mutuo aiuto" per il lutto, uno spazio protetto di sostegno e condivisione per chi ha perso una persona cara.
Il counseling è una relazione di aiuto, è un intervento che non cura ma si prende cura. Cura come care, non come terapia. Il concetto di care, l'assunzione di responsabilità che deriva dall'incontro con l'altro.
Un intervento finalizzato all'area della promozione del benessere, a valenza educativa e sociale, in una società in continuo cambiamento.
Nel counseling la persona è percepita non tanto nella sua debolezza, ma nelle sue proprie possibilità, tramite questo intervento si possono individuare strumenti atti a riattivare, valorizzare, esprimere capacità insite in ognuno di noi.
Nel counseling non è in campo la capacità diagnostico terapeutica del professionista, ma la capacità di usare l'ascolto, la parola, per costruire una relazione di empatia, fiducia, speranza che proponga alla Persona ( non al paziente) un'immagine di sé, di un individuo capace di far fronte alle sue difficoltà, di attivare le sue risorse, di collocare anche le difficoltà e la sofferenza nel campo del tollerabile. E' parte integrante dell'intervento di counseling effettuare un invio ad uno psicoterapeuta, se e quando necessario.
E' un intervento che risponde all'esigenza di una persona (o di una coppia o famiglia) di trovare in tempi brevi (non piu' di 12 - 13 incontri) il modo migliore per affrontare una situazione o un momento di vita particolarmente impegnativo. Ad esempio:
- nei momenti in cui compare una difficoltà in cui ci si sente incapaci di prendere decisioni
- nei momenti in cui è necessario far fronte a un cambiamento di vita inevitabile (cambiamento di lavoro, trasferiemento, separazione, perdita, malattia)
- nei momenti in cui è necessario trovare un nuovo adattamento in un ciclo di vita che sta cambiando (adolescenza, inizio del compito genitoriale, fine dell'età lavorativa)
In Inglese si utilizzano due verbi foneticamente e graficamente molto simili, ossia "to cure " e "to care".
Ad entrambi questi vocaboli sono associate azioni e atteggiamenti ben diversi.
Traducendo il loro significato infatti "to cure" significa curare, mentre "to care" prendersi cura, interessarsi, preoccuparsi per.
Il Counseling ed i processi educativi condividono il concetto di "Care" ovvero del "prendersi cura".Ogni persona è un mistero, unica e irripetibile, metterla al centro significa non fermarsi ad ascoltare i suoi problemi, bisogni espressi o quelli non espressi, ma guardare ed ascoltare oltre, nella convinzione che non è solo portatrice di bisogni, ma anche di importanti competenze esperienziali, che forse in questo momento della sua vita fa fatica a vedere.
"Ricorda che stai ascoltando con in mente un solo scopo: dare all'altro l'occasione di esprimersi, perchè finora nessuno ha avuto il tempo di ascoltarlo".
T.N. Hanh